La cultura Retica, sviluppatasi a partire dal VI secolo avanti Cristo, nel momento di massima espansione coinvolse il Trentino Alto Adige, il Tirolo, la Bassa Engadina e le prealpi veronesi. In base alla corrispondenza di questa area con i territori assegnati ai Reti dagli storici e geografi romani e greci, si ritiene dunque che la Cultura Fritzens-Sanzeno (dal nome di due localita' poste rispettivamente nella Valle dell'Inn e nella Valle di Non) sia l'epressione materiale di tale popolo, non sappiamo purtroppo su quale base identificato.
Gli scrittori romani hanno infatti dedicato maggiore spazio al vino retico - apprezzato anche alla mensa degli Imperatori - di quanto non ne abbiano riservato agli aspetti storici ed etnografici relativi ai Reti, posti nelle Alpi Tridentine e "sopra Verona e Como" fino al lago di Costanza.
Già nel II secolo avanti Cristo Catone Quinto loda la qualità del loro vino. Su un frammento di brocca in bronzo del V secolo a. C. trovata a Sanzeno, in Val di Non, è raffigurata una scena erotica, che è stata interpretata come un accoppiamento rituale dionisiaco: i Reti assegnavano al succo d’uva fermentato e ai suoi effetti liberatori un valore trascendente. Anche per loro, insomma, nel vino stava la Verità.
Le notizie su questo popolo sono spesso vaghe ed inficiate dalla propaganda imperialistica che doveva giustificare la sottomissione militare delle genti alpine, dipinte come "predatrici e prive di mezzi" insediate, nel caso dei Reti secondo il poeta Orazio, "su rocche nelle Alpi tremende". Per alcune fonti di epoca romana (Livio, Plinio, Giustino) i Reti sarebbero stati degli Etruschi fuggiti dalla pianura Padana in seguito alla storica avanzata dei Celti. Nonostante l'alfabeto adottato dai Reti nel VI-V secolo a.C. derivi effettivamente da quello etrusco settentrionale, gli attuali dati archeologici smentiscono l'identificazione di queste genti con gli Etruschi.
Nel territorio assegnato dagli antichi scrittori ai Reti infatti, la Cultura Fritzens-Sanzeno si sviluppa senza interruzione sulla base della precedente tradizione locale della Cultura Luco e si distingue da quella delle altre popolazioni per specifiche caratteristiche.
E' innanzitutto riconoscibile per la peculiare produzione ceramica la cui diffusione ne delinea in modo evidente l'ambito territoriale, per l'appunto coincidente con quello assegnato ai Reti, Anche il ricorrere nella stessa area di caratteristici elementi dell'abbigliamento, di attrezzi da lavoro, espedienti costruttivi delle case, modalita' di culto e il particolare utilizzo di alcuni segni grafici nella scrittura, concorrono a determinare l'esistenza di una distinta cerchia culturale "retica" nell'area alpina orientale.
Quest'ultima fu, naturalmente, soggetta agli influssi delle popolazioni vicine.
Dapprima furono particolarmente importanti gli apporti peninsulari tra i quali si collocano l'adozione della scrittura, di oggetti connessi al focolare domestico, della cosiddetta Arte delle Situle (ovvero l'uso di raffigurare recipienti in lamina bronzea con scene di vita quotidiana) e, infine, del vino. Successivamente, a partire dal IV secolo avanti Cristo, nel settore dell'armamento e della produzione metallurgica di monili si fecero sentire forti approcci celtici.
La conclusione del ciclo culturale retico o delia Cultura Fritzens-Sanzeno si pone nel I secolo avanti Cristo con la romanizzazione, attuatasi fino alla conca di Bolzano in modo pacifico mentre più a nord con le guerre retiche, condotte nel 15 e 16 a.C. da Druso e Tiberio per conto di Augusto.
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